SUV-versivo | La comunicazione di uscita da Villa Ceccato di Alberto Peruffo + CCC

2008: Alberto Peruffo durante la “performance differita” il Triste Palladio Fumante | Piazza dei Signori | Festival No Dal Molin | Vicenza 5 settembre 2008

ALBERTO PERUFFO LASCIA LA VILLA CECCATO

Dopo 13 mesi molto intensi :-[ 5 mostre / 1 concerto / 3 presentazioni libri / 1 sito monografico con più di 35000 pagine visitate! / incontri vari ]-: non ci sono più le condizioni oggettive per poter lavorare al progetto CCC in Villa Ceccato da parte di Alberto Peruffo, autore del nome, del concept e della regia culturale della Casa di Cultura Cibernetica.

A causa dell’ultradecennale impegno culturale e civile di Alberto Peruffo – l’ultimo esempio, che ha fatto scattare l’aut-aut, è l’articolo pubblicato su iBorderline dove l’autore parla di Vicenza e Montecchiorisulta incompatibile il percorso di Alberto Peruffo con il percorso di disimpegno suggerito dalla proprietà della Villa. È impossibile dissociare – o dis-linkare come si vorrebbe procedere mediante un esperto informatico – il nome di Alberto Peruffo da iBorderline e dalla Casa di Cultura Cibernetica, progetti culturali entrambi a sua firma, i quali, presi anche separatamente e associati solo alla firma dell’autore generano su Google il primo circa 2500 pagine, il secondo 5000.

2010: la Segretaria personale del Presidente dell’Unesco accompagna Alberto Peruffo all’interno del Palazzo. Fuori in Place de Fontenoy l’installazione-rebus PACTA SUNT SERVANDA | World Heritage Centre | Parigi 1° febbraio 2010

Questa impossibilità è stata giudicata scomoda e un forte deterrente per i possibili “sponsor” della Villa Ceccato. Riportare i nomi e i cognomi dei responsabili dell’attuale degenerazione militare di una città Unesco, Vicenza, è certamente controproducente se questi manovrano le intelligenze e le economie della provincia, ma corrisponde a una libera e responsabile opinione fondata su dati di fatto: la cosiddetta risposta geografica :- [ le falde rigurgitanti di questi giorni ne sono una disarmante declinazione “fisiologica” o, per meglio dire, “geologica” ]-:

Alberto Peruffo sceglie di restare dalla parte dei dati di fatto e di ciò che ha dichiarato in tutti i suoi progetti culturali, CCC compresa: consegnare e difendere bellezza, senza clientelismi. Se ciò non è possibile Alberto Peruffo non opera, per quanto questa sua intransigenza – applicata a opera-azioni corali – sia interpretata in vari modi e spesso equivocata sotto superficiali o inquietanti epiteti. Essere entrato e accolto dalla Presidenza dell’Unesco a Parigi (non da uffici/ufficiali secondari) in qualità di artista civile o essere referenziato dai vertici del Centro Diritti Umani di Padova o dalla Fondazione per la Pace di Venezia sono fatti, e non di poco conto. Niente a che vedere – tanto per sdramatizzarre – con l’andatura da diporto (Sport Utility Vehicle) suggerita, salvo precise indicazioni etimologiche.

Queste difficoltà – come altre che condizionano l’applicazione del concept originario della CCC, rivolto verso una ricerca indipendente e sperimentale, in cerca di nuove strategie che superino anacronistici pensieri classisti, dinamiche partitocratiche ed economie prevaricanti (una difficoltà su tutte: l’applicazione del “BIGLIETTO RESPONSABILE”) – portano Alberto Peruffo verso altre scelte e altri luoghi.

2007: Alberto Peruffo spiega la performance VICENZA OUT OF UNESCO ACTION PARTY sotto lo sguardo attento di un pubblico variegato, tra cui – Fuori Luogo – Agenti delle Forze dell’Ordine, alcuni in divisa, a seguito dell’apparizione di THE WANDERING CEMETERY | Biennale di Venezia 16 settembre 2007

AGGIORNAMENTO SUL LAVORO DI ALBERTO PERUFFO

iBorderline DVD, progetto editoriale di punta della Libreria La Casa di Giovanni, è stato presentato dalla Casa Editrice Antersass (di Alberto Peruffo) e dal co-editore Cierre (editore numero uno per la cultura veneta) sabato 24 marzo nel Comune di Valstagna. La giunta leghista (!), con sindaco della Lega, non ha potuto che accogliere con incredulo favore l’ultimo prodotto editoriale intitolato PICCOLA TERRA, un film documentario che mostra come la valorizzazione delle tradizioni del territorio e l’integrazione culturale al giorno d’oggi siano possibili laddove convivano persone di buona volontà non asserragliate in abiti mentali e ideologie del passato.

Dalla presentazione su IBS:
Valstagna, Canale di Brenta, Vicenza: su piccoli “fazzoletti di terra” un tempo coltivati a tabacco si gioca il destino in controtendenza di personaggi assai diversi, impegnati nel dare nuova vita ad un paesaggio terrazzato in stato di abbandono. C’è chi rimane aggrappato con ostinazione e orgoglio all’antico podere di famiglia, chi lascia il posto di operaio in cava per ritrovare se stesso, chi venendo dal mondo urbano decide di prendersi cura di campi e muri a secco grazie ad un innovativo progetto di adozione, e chi originario del Marocco coltiva il sogno dell’integrazione per sé e per i propri figli. “Piccola terra” è un messaggio di speranza per terre alte marginali. È un racconto sul valore universale del legame con la terra, che prescinde da interessi economici, impedimenti politici, steccati culturali. Il “mondo dei vinti”, raccontato negli anni Sessanta dal regista Giuseppe Taffarel, qui è una montagna che torna a vivere, in un nuovo rigoglio che sa di menta, appartenenza e libertà.

Dunque un’iniezione di positività nel mare di negatività che ci circonda, con il Teatro Civico colmo di pubblico partecipe. Il film è stato patrocinato dalla Regione Veneto, condotto dall’Università di Padova, dipartimento di Geografia, affidato a due tra i più bravi registi sul genere, voluto dall’Università e dai registi sotto l’ègida del percorso Antersass // iBorderline / esplorazioni geografiche e culturali di Alberto Peruffo (12 anni di vita), presentato alla presenza di alcuni tra i maggiori antropologi italiani – Annibale Salsa (ligure, che ha firmato pure l’introduzione del libro allegato al film, past-presidente generale uscente del Club Alpino Italiano), Giovanni Kezich (direttore del MUCGT di San Michele All’Adige, museo etnografico tra i più importanti d’Europa) – e di molti altri simpatizzanti, non ultimi amici delle culture delle Terre Alte, tra cui il figlio di Mario Rigoni Stern. Notizie di questi giorni: PICCOLA TERRA è l’unico lungometraggio italiano entrato “in concorso” nella difficile selezione del TrentoFilmFestival, quest’anno alla 60a edizione; questa settimana il film è stato proiettato presso la Sala Cinema della Camera dei Deputati, alla presenza dell’Ambasciatore del Marocco, dei registi e dei protagonisti.

Mettere perciò in secondo piano iBorderline nelle attuali firme di Alberto Peruffo potrebbe risultare – oltre che incoerente – fatale per la piccola economia di prossimità della sua libreria e del suo lavoro. Motivi per cui Alberto Peruffo sceglie altro.

1985: l’immagine simbolo di chiusura della prima edizione di ANTIBABYLON, il primo concept di regia culturale di Alberto Peruffo ai tempi – e come conseguenza – delle ultime edizioni di Montecio Rock al Campo dei Castelli. Il concept era ispirato dai versi “Tell the children the truth” in Babylon System di B. Marley & The Wailers. Lo stesso concept accompagna QUI MONTECCHIO di iBorderline | Valle dei Molini | Fimon WK del 18 luglio 1985

SVILUPPI DELLA CCC

1. Alberto Peruffo continuerà il percorso elaborato in CCC, lo studio sulla contemporaneità e sulla cibernetica, sul pensiero di Silvio Ceccato e sul Realismo Costituito (di cui si sta redigendo un documento), non trascurando la collaborazione con gli studiosi con cui ha tessuto importanti relazioni in questi mesi e i numerosi amici della CCC che si sono avvicinati con grande dedizione al progetto culturale. Gli stessi concetti di BIGLIETTO RESPONSABILE e di LIBERA UNIVERSITA’ “SOTTO” IL MONTE MONTECCHIO (LUMM) non saranno abbandonati, come le relazioni intercorse con i “sostenitori culturali”.
2. Il dominio casadicultura.it/net come il logo-nome-concept CCC sono registrati sotto il nome d’autore Alberto Peruffo – Antersass Casa Editrice: essi continueranno sotto altre forme e luoghi di cui presto vi aggiorneremo su questo stesso sito. Sarà lasciato per ovvi motivi di luogo e percorso solo il nome “Casa di Cultura Cibernetica” alla Villa Ceccato che deciderà cosa farne, consideratone la genesi e gli sviluppi in corso. Le 3C del logo e le pagine del sito www.casadicultura.it saranno infatti riformulate e riutilizzate per altre declinazioni del nome Casa di Cultura che presto Alberto Peruffo comunicherà nei dettagli.
3. Con grande probabilità il gruppo di lavoro legato alla CCC darà inizio a un’evoluzione del percorso CCC in Casa di Cultura Contemporanea (fu Cibernetica) che avrà sedi diverse e itineranti e una base di programmazione culturale presso la Libreria La Casa di Giovanni in Corso Matteotti 41 a Montecchio Maggiore (che aprirà per la prima volta il “brolo” interno) e nel progetto Società Culturale per Azioni (nuovo “spazio comunale” di confronto culturale aperto a tutta la cittadinanza), progetti che saranno presentati presso la Sala Civica in Corte delle Filande di Montecchio insieme con il film PICCOLA TERRA giovedì 31 maggio alle 20.45.

Comunicato scritto da Alberto Peruffo in data 19 aprile 2012.

N.d.R. // casadicultura.it e casadicultura@gmail.com sono spazi registrati e aggiornati da Alberto Peruffo – Antersass Casa Editrice. Tutte le foto sono parte dell’Archivio Creative Commons dell’autore. Appena disponibile comunicheremo il dominio dove saranno trasferiti i contenuti di questo sito pertinenti alla Villa Ceccato e dove troverete i relativi aggiornamenti e comunicazioni. Una mail è già disponibile all’indirizzo villaceccato@gmail.com

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  1. nicola brugnolo

    mi sembra francamente eccessivo parlare di “concept di regia culturale” in riferimento all’Antibabylon.
    Eravamo un gruppo di amici con tanta voglia di far festa, che si è preso dei bei rischi e dove ognuno di noi ci ha messo del suo…………….
    Antibabylon è patrimonio comune di tutto questo.
    nicola brugnolo

    • caro Nicola,
      come altre volte conoscere a metà le cose, i rischi e i lavori porta a scrivere quello che scrivi.

      Raccontiamo i fatti che tu non conosci.
      E’ una bella storia che getta luce.

      Il concept di regia – se per giovani di 18 anni si può usare a posteriori parole così grosse, ma così è – nacque a casa mia, in camera mia, in più riunioni (stavo preparando la maturità) con Valentino Mazzocco e Lele Fongaro che venivano a trovarmi mentre studiavo (ricordo come fosse ieri, avevo gli orali che cadevano un paio di giorni prima della festa che preparavamo da mesi).

      Il nome è opera mia (non tua o di qualcun’altro, approvato da Lele e Valentino), il manifesto pure (passa da me se vuoi vedere gli originali), l’idea della musica mia (avevo contribuito a portare negli anni 1983-85 i primi gruppi reggae-dub a Montecio Rock e si voleva continuare su altro luogo una regia musicale e una ricerca tutta nostra – Lele, Valentino e io; da cosa credi derivi il nome, da una folgorazione biblica collettiva, o da una ricerca musicale fondata su decine di dischi e testi?).

      Il lavoro (che non è il concept di regia, che si ferma al nome e ai contenuti) è di tutti, in particolare di Lele e Valentino e di un gruppo ristretto.

      Abbiamo lavorato come matti.

      Speso un capitale di soldi (io e Lele) in musica.

      Io che facevo la spola avanti indietro Vicenza-Belluno dall’unico importatore di musica dub e reggae d’Italia, il mitico Mirco Melanco (ora docente universitario di cinema in varie università) e la sua Concerko, con cui avevo cominciato a stringere una forte collaborazione (scrivevo per la prima fanzina di musica reggae-dub italiana e avevo iniziato a organizzare i primi concerti-raduni con lui in giro per l’Italia: conobbi di persona perfino gli Wailers e gli Aswad!! Per la fanzina ho fatto poi per tre mesi il corrispondente da Londra) – (A documento di ciò conservo circa 500 LP in vinile – sui generis – a disposizione dei curiosi – e un sacco di bei ricordi di viaggio con Lele nella sua Dyane e decine di altre feste organizzate l’11 maggio per molti anni a seguito dell’Antibabylon dove non ricordo alcun tuo contributo organizzativo memorabile).

      C’eravamo quindi io. E insieme a me, se non prima, Lele, che organizzava ogni cosa in modo superbo come fa ancora oggi.

      Valentino che muoveva terra e monti e diplomazia con i contadini della Valle dei Molini.

      Ci ha aiutato un sacco di gente.

      Forse anche tu. Non ricordo quanto, non eri così vicino a noi, a Lele e a Valentino come le ero io in quel periodo, ricordo che lavoravi da Sorelle Ramonda, eri un bellissimo ragazzo (come ora) che vestiva con gusto impeccabile, come il lavoro che si sceglie richiede, e cominciavi a girare con lo zoccolo originario della compagnia del Carli, piuttosto di “brutti e scalcinati” – la foto da cui parte il tuo commento lo dimostra.

      Che poi il lavoro di un gruppo di amici (te compreso, nella giusta parte che ti compete) sia diventato patrimonio comune, di questo nessuno lo discute e tutti ne siamo fieri e lo ricordiamo come un grande momento della nostra vita giovanile.

      Le idee, i nomi, il lavoro, non cadono dal cielo e non si manipolano, si deviano, o si creano impropri protagonismi o progeniture. Non sono di tua proprietà se non escono dalla tua testa o dalle tue mani. Qualcuno dà l’incipit e poi tutti insieme si lavora, dando le giuste misure ai giusti meriti e ai rispettivi ruoli, fin quando qualcuno non ci mette lo zampino o ci si stanca per motivi oggettivi e/o personali, nonostante le grandi resistenze che ognuno di noi ha dimostrato.

      E’ accaduto così in parte anche per la CCC dove ora qualcuno potrebbe dire le stesse cose che tu scrivi: “mi sembra francamente eccessivo parlare di concept di regia culturale”; e magari contendersi il lavoro di concetto e di regia che, come tanti anni fa, qualcuno fa finta di non vedere, non ne ammette la fatica e l’impegno, non lo paga, anche solo moralmente, quando si giunge a commentare sul merito. Infatti, tra le marginali condizioni soggettive che hanno portato alla mia presa di distanza dalla Villa Ceccato è di avere avuto tra i collaboratori alcune (poche) persone che parlano tanto e fanno poco, che vogliono fare cultura contro il sistema degenerato in cui viviamo, ma non rinunciano a infantili o impropri protagonismi, che diventano ostruzionismi, o a prestare il loro servizio a coloro che ci hanno consegnato le belle città in cui viviamo, ai Zonin e ai Scalabrin di turno, magari, come accaduto, per celebrare le loro feste pseudo-culturali che premiano gli asserviti, senza rendersene conto, solo per il piacere dell’arte per l’arte. Mio zio Giuliano Menato ha avuto il coraggio di rispedire al mittente i loro premi, mentre altri compartecipavano ai banchetti. Io ho fatto un passo in più. E sono stanco e civilmente intollerante contro chi ti tira via la terra sotto i piedi quando tu vuoi costruire o di chi genera continuamente equivoci.

      Di chi viene a farti la morale di superficie o a volere che tu non faccia mai nomi “riconoscibili”, di chi viene a trovarti il pelo sull’uovo senza conoscerne non solo il tuorlo, ma neppure l’albume.

      Di chi va a passeggio con i pre-potenti.

      Stop.
      E’ finito il tempo dell’Antibabylon.
      Non siamo più ragazzi e i nostri figli stanno crescendo in una provincia che ieri, 25 aprile, ha aperto i cancelli di un fantomatico Parco della Pace: alla vista una spaventosa e irreversibile ferita lunga 1700 metri (millesettecentometri), molto di più dello sfregio del nome della Resistenza di cui si lamenta l’esempio più misero della resistenza vicentina: il sindaco Variati. Andate a vedere. E’ una cosa inimmaginabile. Pure per chi come me ha seguito nel tempo i lavori. Talmente grande che non riesci ad immaginarla mentre la guardi. Come non possiamo immaginare né verificare quello che quella ferita alimenta morbosamente al suo interno.

      Qualcuno tra noi si è alzato per andare a dire al Sindaco di Vicenza: vergognati!? Come fai ad essere il sindaco di una città stuprata?

      Io c’ero. E molti altri con me.

      Distanti dalle parole, dalla tastiera del computer, dalle passeggiate pur plaisir.
      a_

    • Stefano

      Brugnolo, eccessiva mi sembra la tua sottolineatura in questa situazione. Io c’ero ai tempi dell’Antibabylon e so quanto Alberto ha dato in fatto di contenuti. Ha fatto conoscere a tutta la nostra zona – e ben oltre – una musica e culture che nessuno ascoltava e conosceva e che ora è, questo sì, patrimonio comune, addirittura alla moda. Lui ci ha letteralmente invaso con un fiume di cassette e di serate. Chi non conserva ancora le mitiche raccolte “roots mixture”…? Musica che ci ha fatto sognare, ballare e riflettere per un sacco di anni. Che anni!

  2. nicola brugnolo

    El sasso tondo

    Nel sasso tondo c’è mio padre e mia madre
    e le figure de là de l’omo
    la verità tua la mia
    i fati che xe vegnudi
    e che ga da vegner
    quel che mi sarò
    quel che mi gero
    (radice quadrata di zero)

    Nel sasso tondo
    cause ed effetti
    corpi celesti sesso
    principio e fine de tuto
    ben tuo che xe mal mio e viceversa
    far e po desfar
    tempo che no conta
    spazio che no se misura
    amor che no se consuma

    Tuto el mondo
    ghe xe nel sasso tondo.

    Ernesto Calzavara
    da “e” parole mate, parole povare 1966

    n.

  3. miki

    leggendario e confermato l’egocentrismo suicida di alberto
    ma che ci volete fare
    le sue scelte e la sua preparazione lo dimostrano da anni
    se vuole scalare una montagna la scala

    io lo lascerei in pace e gli preparerei il terreno
    in fin dei conti le sue montagne sono i nostri ideali e se si frattura le gambe sono le sue
    non ricordo che abbia mai messo in pericolo le mie nè quelle degli altri, se non volevamo o se vedeva che non c’era sicurezza in chi si legava in cordata con lui
    anzi, anche con me ha rinunciato a malincuore :-(
    ciao miki

  4. Rita Gonella

    Ciao Alberto,
    il nome nuovo (Casa di Cultura Contemporanea) secondo me è molto bello e ampio, contemporaneo raccoglie le idee che abitiamo oggi, coscienti del passato ma con lo sguardo verso il futuro. La cultura ha bisogno di spazio, ma sopratutto di menti aperte capaci di sognare, immaginare, vedere oltre.
    Anch’io inizialmente ero innamorata della villa come te e come tutti, è davvero un luogo magico, pieno di cura e bellezza. Ma come un bel vestito da sera luccicante, non è la foggia adatta a scalare una montagna, la villa è bellissima, ma fragile al tempo stesso.
    La realtà del nostro territorio è quella giù in strada purtroppo, è anche il brutto assieme al bello, il traffico, l’inquinamento, l’edilizia senza rispetto; tutto questo siamo noi in fondo, l’abbiamo costruito noi. Perché ignorarlo. Per trovare ispirazione forse dovremmo andare dentro una fabbrica a sentire di cosa parla la gente e farci la dentro una proiezione di un film, un concerto importante; avere il coraggio di ascoltare la voce stridula del nostro tempo anziché rinchiuderci in una bella torre d’avorio. Camminare su questo asfalto consapevoli del dolore che si prova, senza filtri rosa, quella secondo me è la cima più alta che si possa raggiungere.
    Tutti gli amici che ho conosciuto nella mia esperienza con la CCC di questi mesi trascorsi sono persone generose e ricche di umanità che hanno fatto tanto per il progetto. Vorrei condividere con te Alberto un ringraziamento verso di loro, perché sono davvero speciali, tutti quelli del direttivo e gli amici che ci hanno dato appoggio. Questa è la nostra vera casa, siamo noi, la nostra mente, il nostro cuore che batte sotto la cenere dei vecchi abiti mentali. Questa è la nostra vera casa, la rete tra di noi, ed è una forza collettiva che cresce come “un’onda inarrestabile”.
    Grazie ancora a tutti voi, spero che ci riunisca insieme presto

    Rita Gonella

  5. ciao Rita, grazie.
    Ci troviamo giovedì sera qui da me, nel giardino della libreria, come suggerito dalle tue parole e da quelle di altri amici.

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