The Burning Cemetery | BOCCHETTA PAÙ 7 agosto 2013 | L’ATTO FINALE | Fiori e Consegna delle Croci

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nel silenzio dell’Altipiano

s-Concerto per maschera pallida, 104 croci, 29 fumogeni e altri simboli
in movimento
L’atto finale di THE WANDERING CEMETERY
concepito e diretto
da Alberto Peruffo

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brucia la memoria sopra la pianura vicentina

THE BURNING CEMETERY
extrema ratio – mediante simboli e pensieri -
della memoria collettiva di un luogo

un’opera-azione artistica e civile
con la partecipazione
di Pax Christi’s Youth Collettivo

:-[ leggi la sintesi narrativa dell'opera consegnata ai partecipanti per prepararsi all'azione > ITA-ENG ]-:

Secondo la responsabile di Pax Christi: «I ragazzi sono rimasti molto impressionati, alcuni impauriti, alcuni felici».

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orchestra di croci

Due autorevoli commentatori, concordi ma pure loro sconcertati (in realtà la situazione operativa – con un leggio, un’orchestra di croci e altri strumenti non tradizionali – era la trasfigurazione di un concerto classicamente inteso) hanno dichiarato senza mezzi termini: «Un vertice dell’arte, non solo performativa».

Non sappiamo se sia questo il punto.

Con la prima documentazione appena raccolta chiamiamo gli amici a farsi ognuno un’idea su cosa è accaduto a Bocchetta Paù sul calare della sera del 7 agosto, fuori dai riflettori dello spettacolo e dei media mainstream, banditi dal luogo.

Di seguito le gallerie di immagini raccolte dal nostro gruppo di lavoro, dai fotografi Alessandro Colombara e Alessandro Pianalto; da Fabio Zancan (aiuto regia) e Andrea Canton di Pax Christi (protagonista attivo nella performance). Elaborazioni più complete saranno condivise nei prossimi mesi.

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l’inizio dell’opera

L’autore sottolinea invece quattro punti a commento delle foto e a chiusura dell’opera.

1. Con gli strumenti del fuoco, del fumo e il silenzio attivo del luogo e degli attori-spettatori, siamo giunti all’imprevedibile esito finale. Nessuno lo immaginava.

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memorie annerite pronte ad essere annientate

Un breve suono secco (track) e un tonfo sordo sull’erba (tuff), rumori disarmanti appena la vista capiva, ma non la ragione; come se ci fosse da qualche parte un cecchino che sparasse sulle croci annerite dal primo fuoco morbido.

Quel primo lamento di fiamma, alimentato da una brezza perfetta, tace. Poi, all’improvviso, una mano invisibile azzera la croce. I morti vengono uccisi di nuovo. La loro memoria bruciata e annientata. Così hanno fatto i “padroni del vapore”.

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cadono le croci “senza ragione”

2. Per capire questa ultima frase rimandiamo al testo integrale – una bella lettera personale – scritta da Alessandro Anderloni (regista, drammaturgo, cantore e maestro musicista, anima e direttore del Festival della Lessinia) ad Alberto Peruffo, il giorno prima dell’operazione. Una specie di alleanza tra le montagne vicentine e veronesi. Molte sono state le testimonianze arrivate da altre parti d’Italia, da Paolo Rumiz a Bepi De Marzi, compagni storici d’azione di Alberto. Ma la testimonianza di Alessandro sintetizza molte cose e Alberto ha voluto leggere la lettera pubblicamente prima di dare inizio all’opera. La riportiamo in calce, prima delle gallerie.

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fiori sul campo di croci

3. L’indomani, terminata la parte “collettiva” dell’operazione, dopo un bivacco sotto le stelle a vigilare sul fuoco rituale e sul cimitero annientato (solo 3 croci delle 104 piantate sono rimaste in piedi; poi 2: 1 è caduta durante la notte), Alberto e Fabio, dalle prime ore dell’alba, hanno spiantato con cura tutto il campo d’azione, mediante passaggi rigorosi, inserendo nel buco di ogni croce una margherita e trasformando il cerchio della pira, non prima di aver sparso il vino della notte sulle ceneri, in un ometto di sassi. All’arrivo del sole sulla dolina, il cimitero era diventato un campo di fiori, tra lo stupore dei primi escursionisti. E il compimento della lettera di Alessandro.

4. Le croci bruciate, la memoria usurpata, saranno consegnate in modo civile e gentile, a sorpresa – come legittimo dono dell’artista – presso i domicili pubblici e privati dei seguenti 4 destinatari, genitori naturali dell’opera: ex Sindaco Hullweck, Sindaco Variati, Caserma Ederle, Nuova Base Dal Molin-Del Din.

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croci cadute con il bianco al cielo e il nero alla terra

Ognuno di questi 4 soggetti tratterrà – sporcandosi fisicamente le mani di cenere – le “cataste” di croci bruciate secondo loro coscienza e capacità di gestire le conseguenze delle loro azioni. Sapranno questi padri riconoscere i loro figli? MADRE AIUTACI (madri! aiutateci! se i padri ci rinnegano!) è scolpito sul monumento votivo che ha dato inizio e fine alla nostra azione. Il nostro fumo è passato per quelle lettere in direzione della pianura.

Se qualcuno tra gli amici conosce di persona i destinatari, preghiamo di avvisarli, così da non coglierli impreparati alla consegna nelle loro case o nell’atto dei loro uffici; eventualmente si consiglia di mobilitare operatori o Forze dell’Ordine per delegare lo smaltimento nelle discariche personali. Le discariche della loro coscienza.
NOI OPTIAMO PER FARLE TRACIMARE.

Noxa caput sequitur. La colpa segue il colpevole.
Non dimenticheremo ciò che è stato.

Non abbandoneremo i figli – tutti, nostri e loro – a padri senza memoria.

// CCC

LETTERA DEL 6 AGOSTO 2013

Carissimo Alberto,

BURNING_CEMETERY_ALESSANDRO_PIANALTO_026grazie per il tuo appassionato, e disperato, gesto.

Sono nato il 6 agosto e, da quando ho potuto comprenderne il significato, quella data e quella lontana esplosione, estremo gesto di autodistruzione, sono stati intrecciati nei miei pensieri e nell’interrogarmi su cosa ci faccio qui.

Don Lorenzo Milani aveva detto il coraggio della disobbedienza, raccontando ai suoi ragazzi di un pilota che a Hiroshima obbedì a un ordine. Per quel soldato fu obbedienza forzata. La tua disobbedienza è poesia. E la poesia fa paura, oggi più che mai.
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Da tre anni racconto, in un mio spettacolo musicale, i Graziani, i Pecori Giraldi, i Badoglio, i Capello, i Cadorna… gli assassini a cui, nel tragico ricordo della Grande Guerra Meschina, cento anni dopo, ancora abbiamo in coraggio di intitolare piazze e vie, di innalzare retorici cammei. Denuncerai anche questo affronto alla memoria, nel tuo falò di croci. Croci su cui nemmeno c’è spazio per lasciare un fiore, come ha scritto Paolo Rumiz proprio in questi giorni, esprimendo lo sgomento di tutti noi davanti alla retorica monumentale e fascista del sacrario gelido del Re di Puglia. E tu lascerai anche un fiore, con quel fuoco.

BURNING_CEMETERY_FABIO_ZANCAN_107Martedì e mercoledì, mentre tu salirai alla Bocchetta, sarò in teatro a raccontare la storia di Toni delle croci. Chi lo uccise, il 7 febbraio del 1944, aveva chiaro che Toni era colpevole. Colpevole di aver costruito una casa di pietra, di aver scelto la solitudine, di aver scolpito croci sui sassi, di aver compreso la cattiveria e di esserne fuggito. Lo ferirono nel 1916 sul Monte Croce Carnico. Vide la guerra. Ne tornò sconvolto. Scelse di ritirarsi, e gliela fecero pagare, durante un’altra guerra.

BURNING_CEMETERY_ALESSANDRO_COLOMBARA_085Sappi che sono con te in questo rito laico di purificazione. Da laggiù, i “padroni del vapore”, vedranno le fiamme, sogghigneranno, presuntuosi e supponenti come sempre, ma, sgomenti, non avranno armi per rispondere a ciò che non capiscono.

Perché non capiscono che sarà la piccola bellezza di una fiammella che mormora e lascia andare scintille al cielo a scostarli, e, in un angolo, a lasciarli soli e vuoti nel loro vuoto.

E, verdianamente: che sia «Fuoco di gioia»!

Alessandro Anderloni
LESSINIA

Clicca nelle immagini sotto per accedere alle gallerie.

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Per Burning Cemetery_English ringraziamo la Dr Anna Lora-Wainwright e il marito Leon (University of Oxford).
Per Bocchetta Paù, Marco Sandonà, giovane Sindaco di Caltrano, coraggioso e lungimirante nel concederci il luogo.
Per Pax Christi don Maurizio Mazzetto, Emanuela Bortolaso e don Nandino Capovilla, compagni storici di The Wandering Cemetery.
Per i cimiteri dell’Altipiano rimandiamo alla fondamentale opera di Claudio Rigon –
PASSATO PRESENTE (2006, Galla Libreria Editrice) – con tutti i 41 cimiteri documentati da C.D. Bonomo.

In chiusura – dopo le gallerie – un passo di Mario Rigoni Stern.

//

«Quando furono più avanti il bosco d’alto fusto finì. Ma non era per il clima o per altitudine perché la vegetazione di abeti e di larici una volta arrivava ben più in alto, ma perché i tronchi erano stati schiantati dai bombardamenti, segati dalle mitragliatrici, e l’erba e gli arbusti uccisi dai gas. Pietre nude annerite dagli scoppi o giallastre per l’esplosivo, o bianche perché dissepolte dai millenni sembravano le ossa spezzate della Terra. I tre proseguirono senza parlare, saltando da una parte all’altra delle trincee dove erano più strette. Dal terreno sottosopra affioravano resti umani ma quando arrivarono tra le une e le altre linee dove i reticolati dividevano i due schieramenti, il loro orrore raggiunse lo sbigottimento: dai grovigli di filo spinato pendevano al sole di maggio decine e decine di scheletri e pareva che l’aria li facesse dondolare.
- Così, – disse infine il padre di Matteo, – sarà anche sull’Ortigara, sul Carso, sul Montello, sul Grappa. Questo dovrebbero vederi i governanti.
- Anche le madri dovrebbero vedere questo, – aggiunse Tana.»

Ricordando Mario Rigoni Stern.
Passo tratto da L’anno della vittoria.

  1. 5 tweet in rapida successione di Wu Ming 1!

    Meravigliosa performance antimilitarista di Alberto Peruffo @fyborg125 alla Bocchetta Paù #Vicenza #NoDalMolin

    Sul serio: la notte del 7/8, sui monti sopra #Vicenza, l’alpinista e artista @fyborg125 ha fatto qlcs di grande

    L’azione di @fyborg125 urla #NoDalMolin #NoMuos #NoTav, parla di servitù militari, memorie violentate

    Da un’ora esploro il resoconto di “The Burning Cemetery”, ammiro la ricchezza di connessioni, anche con #PointLenana

    Per celebrare a modo nostro l’imminente centenario tossico della Grande Guerra dovremmo compiere azioni del genere

  2. ludovico

    Oltre il silenzio di John Cage! Bellissimo. Senza parole.

  3. Carissimo Alberto e amici CCC, ho i brividi solo a guardare il post sul PC, non oso pensare come fosse esser lì: purtroppo, come qualcuno di voi sa, sono a casa per i postumi di un incidente. Ma grazie alle foto e alle parole di Alberto posso un pò condividere ciò che avete vissuto ed espresso. Grazie Alberto per questo rigore etico e artistico che ci tieni desti e a tutti i partecipanti e collaboratori. Francesco Maule

  4. Immagini favolose. Complimenti a tutti, bellissimo.

  5. Pingback: CCCyberlink > Un passaggio di Paolo Rumiz su The Burning Cemetery | LA REPUBBLICA – La Grande guerra 22 | Casa di Cultura Contemporanea

  6. Paolo Rumiz su Repubblica:

    >> Letto preparato in mansarda, la pioggia tuona, sembra che tutte le valli di questo misterioso fortilizio boscoso si sveglino per raccontare, la notte pare un canto di ossa bagnate, di corpi ancora intrappolati nel crollo delle mine. Un’estate simile non s’era mai vista. Aria cupa, malsana. Fulmini, la luce va via, le pendole matte del Gianni si rimettono in agitazione. Sere fa si è visto un cimitero ardere a Bocchetta Paù, ultimo balcone in fondo alla Bärental. Cento croci in fiamme, visibili anche dalla base Nato di Vicenza. Cento croci di legno piantate lì da un’anima partigiana amata dal Mario, il libraio Alberto Peruffo, per simboleggiare il rogo della memoria perpetrato da un potere che ha venduto l’anima per una ciotola di lenticchie. In mille hanno visto, trepidanti, le croci cadere una a una nel crepitar delle fiamme, trac-tunf, come abbattute dal cecchino. <<

    http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/societa/2013/08/29/news/il_bosco_dei_ragazzi_del_19-65462462/

  7. Maurizio Mazzetto

    Ogni tanto ritorno con il pensiero e il ricordo a ciò che abbiamo compiuto giusto un mese fa.
    Vado a rivedermi le immagini, ripenso ai Giovani del Campo Internazionale di Pax Christi che, con te Alberto, sono stati i protagonisti dell’opera-azione (come hai sempre chiamato tu queste nostre iniziative artistico-civili).

    Scrivo oggi, a un mese di distanza.
    Scrivo in un giorno dedicato, per i credenti, al “digiuno e alla preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente, nel mondo”, come ha proposto per oggi il Vescovo di Roma, Francesco, trovando l’adesione, in Italia, sia della Comunità Ebraica che di quella Musulmana, oltre che di molti non credenti e non praticanti.
    Scrivo a forse pochi giorni di distanza da una nuova insensata guerra, che aggiungerà morti a morti, distruzione a distruzione, senza la capacità di imboccare fino in fondo altre strade per risolvere i conflitti negli Stati e tra gli Stati.

    Rispetto all’Azione che abbiamo compiuto, al suo significato profondo – di cui sia il pregante testo di presentazione che l’altrettando straordinario testo di chiusura, scritti da Alberto ci hanno offerto le cordinate – non posso non riandare, da un mese a questa parte, ad un frammento (dalla raccolta “Il dolore”) di Giuseppe Ungaretti, che recita così:

    Cessate d’uccidere i morti, / Non gridate più, non gridate / Se li volete ancora udire, / Se sperate di non perire. // Hanno l’impercettibile sussurro, / Non fanno più rumore / Del crescer dell’erba, / Lieta dove non passa l’uomo.

    Qui il contesto non era più la Prima Guerra Mondiale, di cui pure Ungaretti aveva cantato “il dolore”, bensì la Roma occupata durante la Seconda Guerra Mondiale (… ed ora, vogliamo preparare la Terza?).
    Il 19 luglio del 1943 gli americani avevano bombardato la città, e, nel farlo, avevano colpito e polverizzato anche i sepolcri del cimitero del Verano, attiguo alla Basilica di San Lorenzo.
    Così commentò lo studioso Leone Piccioni: “Basta con le risse tra chi, per effimero caso, è vivo: rigolleghiamoci al passato, recente e antico, e procediamo, rinnovandoci, su quella strada: se vogliamo ascoltare le voci dei morti, il loro insegnamento, anche noi vivremo; altrimenti, calati solo all’interno della nostra disputa, avremo davanti solo la sorte del ‘perire’. E per ascoltarla la voce dei morti, la voce del sangue, la voce della cultura, ci vuole tensione e attenzione”.

    Sì, “se vogliamo ascoltare le voci dei morti, il loro insegnamento” (questo il senso dell’Azione compiuta il 7 agosto scorso), non dobbiamo fare come si è fatto a Vicenza, dove si è costruita una nuova base militare americana.
    Ed oggi non dobbiamo intervenire militarmente in Siria, coinvolgendo tutto il Medio Oriente, e non solo.

    Sì, “basta con le risse”, “rinnoviamoci”, con “tensione e attenzione”, verso la Pace!

    Maurizio Mazzetto

  8. vittorio giacomin

    Il mio non è un commento, è un ringraziamento ad Alberto, alla sua ostinata ricerca di memoria, alla sua costante opera-azione concreta. Diceva in questi giorni Erri De Luca che un intellettuale deve avere sempre ben presente il significato delle parole che usa, che non deve mai tradirle, che non deve scrivere una cosa e farne un’altra.
    Alberto attraverso la manifestazione delle sue idee, delle sue parole, dei suoi gesti, mostra di non tradire se stesso e aiuta tutti noi a credere che un altro mondo è possibile, che la pace è possibile.
    Ascoltare le voci dei morti è un atto di coraggio e umiltà in questo tempo gramo dove tutto è pura superficialità, apparenza, immagine, rumore.
    Qualche giorno fa ero a malga Lora e mi venivano in mente le parole del soldato Lussù, mi venivano in mente le parole dei miei nonni che camminavano sui cadaveri e non potevano aiutare i feriti. Sentivo dentro di me la tragicità e l’inutilità della guerra, sentivo l’insensatezza e la sordità dell’uomo, non del poveraccio che camminava sui cadaveri, ma del potente, del Cadorna di turno, dell’uomo prigioniero della cultura della morte.
    E’ davvero insensato l’uomo, solo proiettato alla cupidigia e alla sicurezza. La pace esige il rischio, la mutevolezza, la curiosità, la voglia di cambiare. Merce rara in questi tempi di appiattimento.
    Solo il silenzio, la memoria e lo stare insieme ci possono aiutare.
    Grazie Alberto.

    Vittorio Giacomin

  9. daniela ambrosini

    …BELLISSIMO ! Un grazie a tutti ed in particolar modo al grande Alberto, che riesce a risvegliare le coscienze di tutti noi. Un inchino a tanta sensibilità ed attenzione,
    Daniela.

  10. Pingback: L'inutile strage

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