La cultura è azione | La SOCIETÀ CULTURALE PER AZIONI spiegata agli amici

Una metafora dell’azione culturale? Un contadino di Montecchio fa il contropelo alla politica messa in catene dall’economia – Foto di Matteo Castagna tratte dal lavoro per il libro MONTECCHIO CONTEMPORANEA 2010

La Società Culturale per Azioni è uno strumento per elaborare una nuova forma di democrazia partecipata mediante l’azione critica della cultura.

Parte come esperimento su di un territorio ben delineato, denso di problematicità e di bellezze da difendere, creatività tecniche da valorizzare, paesaggi urbanisticamente deturpati, agricolture intensive e orticolture diffuse memori di civiltà contadine oramai scomparse, zone industriali a pioggia e competenze meccatroniche-chimiche-tessili di grande abilità e genio imprenditoriale.

Dagli Anni 70 in poi, la cultura – intesa come travaso delle esperienze attraverso una coscienza critica – qui è spesso rimasta ai margini, talmente ricco di risorse umane e naturali si sono dimostrati il tessuto sociale e il territorio. Usciti dal dramma della Grandi Guerre, l’avvento della cultura elementare di massa, la diffusione delle moderne macchine e delle conseguenti tecniche di produzione, prese in mano da grandi lavoratori e applicate a una terra fertile, facile da lavorare e agile da servire, hanno permesso di raggiungere livelli di sviluppo e di benessere tra i più alti del mondo occidentale.
Tuttavia, a partire dagli Anni 90, oscurati dalla lentissima consunzione di ideologie contrapposte, anacronistiche a anageografiche, dal declino dei dialoghi del confronto e della costruzione, concentrati su se stessi trascurando il valore critico delle esperienze, proprie ed altrui, si è concesso alla politica (il bene pubblico – la casa comune) di rompere l’equilibrio con l’economia (il bene privato – la casa propria), la seconda prevaricando la prima. Tutto ciò ha creato una situazione ai limiti della sostenibilità. Anzi, ai limiti della reversibilità nel caso si continuino a fare passi non più reversibili verso la distruzione del territorio, delle condizioni e delle relazioni in cui viviamo. Le nostre terre, come altre in Italia, sono diventate un incrocio di bellezza e criticità di difficile soluzione, al limite del collasso.

Oggi siamo giunti ai limiti. La cultura intesa come coscienza critica, consapevolezza dei propri limiti raggiunta mediante lo scambio critico e costruttivo delle esperienze, non può più restare ai margini. Deve diventare centrale e metabolizzare non solo i risultati – positivi e negativi – degli ultimi 50 anni, ma deve soprattutto valorizzare al massimo il patrimonio delle conoscenze che nel corso dei secoli si è depositato tra questi strati di territorio e di società. L’Italia, il Veneto, Vicenza, Montecchio, come la maggior parte dei centri civici della nostra Penisola conservano patrimoni naturali e culturali difficilmente rintracciabili in altri luoghi non dotati di caratteristiche altrettanto proteiformi. Montagna, mare, lago, pianura, collina, fiume, altipiano. La complessità e la molteplicità paesaggistica e sociale del nostro territorio ha prodotto nel corso dei secoli confluenze e risultati dell’intelligenza degne di nota e di valore per ogni persona che vuole vivere dignitosamente la propria vita.

Gli strumenti della civiltà contadina diventano metafore dell’azione culturale concreta – Foto di Matteo Castagna

Dobbiamo riprendere in mano tutto questo e fare in modo che la cultura ritorni a ispirare la politica. La cultura, non lo spettacolo. Così è sempre stato nei periodi d’oro di ogni civiltà e nel nostro piccolo possiamo iniziare a costruire un percorso che sia di esempio o perlomeno un tassello di una mappa geografico-culturale che riporti al centro del discorso il diritto di ogni uomo di vivere in una terra accogliente rispettato e rispettoso di chi gli abita vicino e di chi lontanamente può essere passivo di ogni nostra azione locale malamente svolta. Lo sappiamo bene, l’inquinamento o la scompensazione di una zona geografica può raggiungere o condizionare facilmente un’altra. Tanto quanto un’ideologia coercitiva e acritica che si vuole fare passare come l’unica soluzione di un mondo in continua evoluzione.

Noi crediamo nella forza dell’azione culturale, nel cittadino attivo, specie se cultura e cittadino rimangono fieri e liberi dagli impedimenti che forze esterne alla libertà di ricerca e di espressione possono indurre per il corretto svolgimento di una seria proposta culturale.

La cultura in Italia – oggi, come in epoche tristi del nostro passato – è infatti fin troppo condizionata dall’economia e dalla partitocrazia. La cultura dovrebbe invece ispirare le buone pratiche e la politica, regolare le economie e rendere agili le parti che sempre si formeranno nell’agone politico. Se la politica perde buona parte del suo tempo nella gestione delle gerarchie interne dimenticando il contatto con il territorio, in cerca solo di consenso, se l’economia guarda alle persone solo come potenziali clienti trascurando la prossimità indissolubile con i luoghi dove la gente quotidianamente vive, le cose si mettono male. In altre parole, si giunge ai giorni nostri.

L’azione culturale partecipata “rifonda” gli eccessi della politica – Foto di Matteo Castagna

Ecco perché abbiamo deciso di costruire una piazza culturale partecipata libera da qualsiasi finanziamento dall’alto, dove ogni cittadino possa diventare promotore cuturale e dove la partecipazione attiva alle assemblee, alle discussioni, alle presentazioni, possa fare emergere le future figure che amministreranno il territorio senza che queste perdano più tempo ad alimentare le gerontocrazie dei partiti. Le parti ci saranno, ma saranno gruppi di cittadini che si confrontano in una piazza culturale libera dagli ostruzionismi ideologici e dai clientelismi tipici degli ultimi 20 anni dell’Italia contemporanea. Cittadini attivi, presenti, visibili, con le mani e i piedi nella terra dove vivono e agiscono.

In estrema sintesi, se la politica finanzia la cultura solamente per cercare consenso, se gli sponsor finanziano la cultura solamente per conquistare clienti, la società culturale si finanzia da sola per alimentare coscienze civili e critiche.

Una ri-voluzione? Un volgere altrove!

Non abbiamo bisogno di nulla se non delle azioni dei cittadini.

Il loro mettere piccole porzioni di tempo ed energia senza vestire con leggerezza infantile gli abiti mentali che le storie – personali e universali – ci consegnano, sarà più che sufficiente per dare una svolta al misero paese che è diventata l’Italia dopo 20 anni di assenza di una concreta libera azione culturale.

Presto vi spiegheremo le procedure della Società Culturale per Azioni che sarà presentata ufficialmente giovedì 31 maggio in Sala Civica a Montecchio Maggiore.

Il Manifesto di presentazione della SCA

La SCA spiegata alla CCC

La SCA sarà un progetto di regia culturale partecipata che avrà il suo statuto fatto in rete, mediante forum, la sua indipendenza, la sua facile accessibilità a tutte la cittadinanza, con contenuti adatti a tutti, meno di ricerca e sperimentazione o impegno tipici della CCC.

Proprio per venire incontro a difficoltà emerse nell’esperimento in Villa Ceccato si configura quindi un doppio binario dei progetti culturali a cui è possibile partecipare partendo da questo sito (Casa di Cultura).

Uno, quello della CCC, dove il Gruppo Operativo CCC si prenderà carico della gestione e delle direttive legate a quello che è stato fatto in precedenza, ricerca culturale, sperimentazione, impegno civile, combinazione delle discipline, sopravvivenza della libreria-laboratorio. Una “libreria allargata” agli amici e negli spazi. Casa di Giovanni, Casa Editrice, Casa di Cultura.

L’altro, quello della SCA, dove gli amici della CCC saranno liberi partecipanti particolarmente motivati di un gruppo di lavoro di volontari che raccoglierà le esigenze della cittadinanza per organizzare cultura in città e che si autofinanzierà tramite una semplice forma di azionariato (piccole azioni) per pagare gli autori, le sale civiche, le competenze professionali e ogni genere di spesa che la cultura richiede.

Regola di entrambi i progetti: non si accettano sponsor se non la semplice azione (nella sua molteplice accezione-declinazione) dei singoli cittadini.

In altre parole, da una parte un laboratorio culturale, dall’altra una piazza culturale.
Quello che si farà dentro al laboratorio lo deciderà il gruppo di ricerca della CCC.
Quello che si farà dentro la piazza lo decideranno i cittadini che investiranno partecipazione e una piccola economia di autofinanziamento.

Nel laboratorio si possono sperimentare e produrre comunicazioni, anche attriti, percorsi personali, dissociazioni, l’importante è non perdere fiducia nella ricerca. Ci vuole spinta.

Nella piazza si deve comunicare e discutere civilmente. Condividere e decidere il percorso insieme dopo aver sperimentato quelli personali, dopo aver messo sul piatto della bilancia i propri seri e motivati argomenti. Ci vuole tanta buona volontà e positività.

N.d.r. // Il testo è stato scritto da Alberto Peruffo il 14 maggio 2011 in occasione della presentazione al gruppo di lavoro SCA interno alla CCC. Le foto sono tratte dai reportage sociali di Matteo Castagna per il libro MONTECCHIO CONTEMPORANEA 2010, un progetto di libro partecipato che già in germe conteneva i percorsi espressi nella CCC e nella SCA.

  1. claudio

    piace, piace, piace

  2. Alessandra

    Caro Alberto, per quel che posso in tempo, energia, contributi, ci sarò.
    Come ti ho già detto, la tua fervida lungimiranza, funge da voce e traduce in progetti-sogni il sentire di molti.
    E’ forse questo il tuo “ruolo” in questa vita. Spesso mentalmente, fisicamente ed emotivamente faticoso, ma tu lo sai, inevitabile. E’ coraggioso e responsabile da parte tua trovare sempre nuove strade per non sottrarti a quella che senti una responsabilità personale-civica nel fare qualcosa a vantaggio di tutti.
    AVANTI TUTTA !!! 🙂
    Alessandra M.

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