LETIZIA BATTAGLIA | La più grande fotografa italiana c/o Nuova Galleria Civica Montecchio Maggiore | ZION TRAIN

Nella vecchia rimessa di un tram, una nuova bellissima galleria.

LETIZIA BATTAGLIA. La più grande fotografa italiana a Montecchio.
:-[ su facebook https://www.facebook.com/events/1429606517359495/ ]-:

MANIFESTO_DEF_BATTAGLIA_MONTECCHIO_lowIn presenza dell’autrice: – Anteprima 30 maggio // presentazione del libro DIARIO in Sala Civica, Corte delle Filande, alle ore 18. – Inaugurazione 31 maggio // ore 10.30 in Via Bivio San Vitale, di fronte all’Ospedale Civile.

ORARI MOSTRA venerdì 20.30-22.30 sabato 10.30-12.30 | 16-19 gli altri giorni su appuntamento 0444 705737

*ingresso libero*

Di seguito i testi dei curatori della mostra presenti nel Foglio Multiface.

Schermata 2015-05-22 alle 22.52.15Schermata 2015-05-22 alle 22.52.38

La Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore nasce nella vecchia rimessa di un tram, il vecchio treno a bassa velocità che connetteva i Comuni della Valle dell’Agno con Vicenza, facendo di Montecchio uno snodo fondamentale, un incrocio di relazioni e di civiltà tra i locali. Considerando l’alto valore simbolico del luogo, sorge spontanea una domanda metaforica.
Perché mai un “convoglio di immaginario” che parte dal Sud d’Italia si ferma nel cuore nevralgico del Nordest, quasi fosse l’ultima fermata, non di un Treno ad Alta Velocità (un TAV), ma di un Treno ad Alta Civiltà, una specie di TAC (tomografia assiale computerizzata) che si vorrebbe consegnare all’Italia prima che perda l’ultimo convoglio per ritrovare la dignità consumata in anni di perdizione e deriva culturale?
Letizia Battaglia, indomita ottuagenaria, giunge dalla Sicilia e approda nel Veneto produttivo e contraddittorio consegnandoci silenzio e crudeltà, bellezza e invincibilità, coraggio ed eternità che il fluire del tempo e dei luoghi vorrebbero portare via per sempre perché bellezza e atrocità, se connesse tra loro in modo troppo “connivente”, se non documentate nel loro conflitto, sono la morte una dell’altra. Non c’è bellezza senza giustizia è il monito della grande fotografa palermitana, la sua preziosa e sibillina eredità nata dall’essere vissuta in prima linea sul fronte degli eventi, documentando con insondabile tecnica fotografica tragici delitti di mafia, volti dolenti e bellissimi delle donne siciliane o bambine ancora immerse nel sogno.
Contro le mafie, attraverso la bellezza negata, fino agli Invincibili – i grandi protagonisti della cultura e dell’impegno civile che l’hanno ispirata – l’esposizione di Montecchio è un racconto autobiografico dove il sogno di libertà e giustizia che è stato il motore della sua vita e del suo agire emerge con forza: un percorso di donna e di protagonista del suo tempo, del presente dove ha vissuto cercando non solo di documentarlo, interpretarlo, ma anche di migliorarlo.
Un percorso scomodo per le nostre coscienze troppo spesso addomesticate dagli imbonitori culturali che ben sanno cosa consegnare al pubblico. Se la cultura compiacente infatti ispira e veicola la corruzione della politica, si capisce la tragedia della nostra epoca. Dal Veneto alla Sicilia.

Abbiamo bisogno di questo convoglio. Abbiamo bisogno del coraggio, della dignità e della libertà di Letizia Battaglia. Qui e altrove. // Alberto Peruffo

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“Non c’è bellezza senza giustizia” recita il titolo della bellissima mostra che Letizia Battaglia, fotografa siciliana conosciuta ed apprezzata a livello internazionale, porta a Montecchio Maggiore nella Nuova Galleria Civica. Ma, citando l’artista, aggiungerei “Non c’è bellezza senza verità”. Sul piano estetico oltre che etico, questo principio dovrebbe valere per ogni operazione creativa che non si riduca a fredda testimonianza dei fatti o a mero esercizio di stile. Alla giustizia spetta il compito di scoprire l’inganno e l’artificio, ma solo la verità è in grado di conferire al messaggio figurativo un valore poetico. Nell’opera di Letizia Battaglia questo si riconosce nella lucida padronanza del suo linguaggio espressivo, nella commossa umanità della sua testimonianza civile. Per lei ogni fermata è un punto di partenza per scoprire nuove verità. // Giuliano Menato

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LETIZIA BATTAGLIA è la più famosa fotografa italiana. Conosciuta in tutto il mondo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale, tra i quali il Premio Eugene Smith (New York, 1985), il Premio Dr. Erich Salomon (Colonia, 2007) e il Cornell Capa Infinity Award (New York, 2009).

Nata a Palermo nel 1935, si sposa a sedici anni e fino al 1970 è moglie e madre di tre figlie. Nel 1971 si trasferisce a Milano. Qui inizia a fotografare con il compagno Santi Caleca, prima come giornalista freelance e poi anche come fotoreporter. Nel 1974 torna a Palermo e fonda con Franco Zecchin, la figlia Shobha e altri giovani lo studio Informazione fotografica, luogo mitico di quegli anni, frequentato da Josef Koudelka e da molti altri fotografi italiani e stranieri. Nello stesso periodo inizia anche la sua collaborazione con il giornale «L’Ora», che durerà quasi vent’anni. Negli anni Ottanta crea il Laboratorio d’If, che ospiterà le immagini di Luigi Ghirri, Will McBride e della Magnum. Contemporaneamente, dirige ed edita una rivista ambientalista piena di fotografie e di humour, «Grande Vu», e nel 1992, dopo le stragi mafiose, dà vita a una casa editrice, Edizioni della Battaglia. In seguito, con Simona Mafai e altre intellettuali palermitane, fonda la rivista bimestrale «Mezzocielo».

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ZION TRAIN è il nuovo concept espositivo pensato da Alberto Peruffo per i suoi lavori di curatela fotografica nella Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore, in collaborazione con Giuliano Menato. Perché Zion Train? La risposta è in questa lirica e nel testo introduttivo redatto per la presentazione di questa prima mostra.

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La NUOVA GALLERIA CIVICA: momenti dell’inaugurazione ed eventi collaterali. Foto di Matteo Castagna (colori di qualità), Daniele Lira (b/n) e di amici collaboratori.

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Un particolare ringraziamento a Montura Editing per il sostegno; Daniele Lira e alla moglie Lorenza Biasetto, fondatori del gruppo trentino Paspartù – fotografia arte cultura, per l’allestimento; a Rosaria Boemi per la presenza e la cura durante tutto il periodo della mostra.

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