VERSO UNA NUOVA MARCIA DEI pFIORI | testi e convocazione

Pubblichiamo i due interventi scritti da Alberto Peruffo che hanno anticipato e succeduto la convocazione della prima riunione RIUNIONE COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI COMITATI ACQUA TERRITORIO SALUTE INQUINAMENTO PFAS di giovedì 23 marzo presso la Palestra Vita Alte di Montecchio.

convocazione_23_marzo

CONVOCAZIONE del 17 marzo: «Presso il ritrovo del Gruppo Cittadini Attivi Pfas Montecchio Maggiore è indetta la riunione di coordinamento delle Associazioni e Comitati Riuniti per la Difesa dell’Acqua, del Territorio e della Salute della Regione del Veneto in vista di una GRANDE MOBILITAZIONE POPOLARE prevista per le prime settimane di maggio presso la fonte principale dell’inquinamento da PFAS. L’idea che sarà discussa insieme è quella di riproporre a livello regionale con valori aggiunti e modalità diverse la grande prima esperienza della MARCIA dei pFIORI (v. https://goo.gl/BXm5Oh dove la p dei “fiori” – i nostri figli – indica sia l’inquinamento dell’acqua derivato dai PFAS sia quello provocato da tutti gli altri agenti inquinanti che ammorbano la nostra aria e le nostre terre) facendo forte pressione sui DECISORI POLITICI mediante il coinvolgimento di tutte le forze in campo – UNITE – per la salvaguardia del territorio, della salute, della dignità di essere e sentirsi cittadini (v. nota di proposta “Momento e convocazione decisive” https://goo.gl/cNuL8o).  Vi aspettiamo. ap».

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Intervento successivo scritto su FB Acqua Bene Comune Vicenza libera dai PFAS del 20 marzo 2017:

OLTRAGGIO DEL LIMITE. BLITZ ATTIVISTI MITENI. C’ERI? COSA NE PENSI?

verso la pianura
Foto simbolica: In cerca della strada giusta
[scatto di ieri salendo sul Monte Novegno, affacciato sulle nebbie e i miasmi della pianura vicentina, in cerca di una lettura diversa e di ossigeno dopo i fatti di sabato]

Concedetemi questa riflessione dovuta alla mia meditata assenza su FB di questi gg e al mio coinvolgimento PERSONALE, in vista pure della prossima riunione. Tra sabato e domenica molti mi hanno scritto e telefonato. Grosso modo, queste le domande ricorrenti:
1. C’eri anche tu sabato al blitz?
2. O se non c’eri, cosa ne pensi?
Belle domande, a cui ho il dovere di rispondere e lo faccio qui – in ABC Vicenza, il luogo più importante di discussione comune per i PFAS – proponendo una costruttiva conclusione (3).

1. Non c’ero. Ero al lavoro. Ma dopo la notizia del giorno prima, dove le istituzioni ancora una volta rompono i LIMITI della decenza, avrei voluto esserci. Certo, non sarei entrato e da maestro fumogenista (così il Sindaco di Santorso durante una mia accensione per 150 anni della Costituzione Italiana) non avrei acceso un bel niente all’interno di una fabbrica pericolosa. Ho guardato con attenzione il video. I “malviventi” hanno OLTRAGGIATO i LIMITI della Miteni, appeso striscioni, scalato e acceso un fumogeno su una cisterna piena di ruggine, fuori uso.

2. Penso che azioni come queste siano causate da azioni precedenti altrettanto OLTRAGGIOSE dei LIMITI. Quando si perde il “senso del limite” il rischio diventa alto e a volte incontrollabile. Scappa di mano. SAREBBE POTUTO CAPITARE ANCHE SABATO. Perché purtroppo è già capitato con l’inquinamento fatto dalla Miteni. Partito da Trissino e propagatosi senza più possibilità di fermarlo, di controllarlo, fino al mare. Che disastro! Causato dalla negligenza, incompetenza o banale follia dei suoi dirigenti accecati dal profitto senza LIMITI, ammorbidito dalla commistione di interessi, dall’ignoranza degli effetti e da tutto ciò che si scambiano istituzioni senza un briciolo di responsabilità e una multinazionale che del territorio locale e della sua gente non gliene frega niente, come un tempo facevano certi gran signori proprietari della stessa fabbrica: la famiglia Marzotto. La Miteni ha rotto i LIMITI della convivenza civile per prima: non si vive più bene qui da noi, alcuni cominciano a pensare di andare via. Gli ha rotti perché ha contaminato l’acqua, il bene primario, e nessuno ora sa più cosa fare. NESSUNO. Difatti, a leggere i commenti e le azioni di questi giorni, monta sempre più la CONFUSIONE. E nascono azioni incontrollabili. Per fortuna sabato non è capitato niente di grave. Solo fumo e qualche scritta.

3. Capovolgo la situazione e dico: NOI sappiamo cosa fare. O perlomeno ci crediamo, per non perdere la speranza di poter ancora vivere in queste terre. Giovedì ci ritroveremo per organizzare una GRANDE PACIFICA MANIFESTAZIONE popolare che ha il compito di RIPORTARE TUTTI DENTO I LIMITI di ogni genere e grado, sia l’attivismo sia lo sversamento criminale di sostanze tossiche, come abbiamo dimostrato l’anno scorso, con la Marcia dei pFiori. Questo è il nostro compito: muovere le masse dei cittadini per togliere dalla falda, SECONDO LE REGOLE CHE DOVREBBERO APPLICARE LE ISTITUZIONI, la Miteni. Collocando le loro dipendenze presso altre aziende e rispedendo da dove è venuto il Dott. Nardone, che usa linguaggi e allusioni davvero OLTRAGGIOSE, da autentico scolaro indottrinato, manager e servo del potere. Il potere più infimo. Quello che distrugge se stesso e tutto quello che gli sta intorno. Per un profitto abnorme e immediato. Quello che mina alla base le fondamenta di una comunità. Sono infatti le sue parole e la sua faccia di bronzo a non essere tollerate dalle persone che vivono male, i “malviventi”. Io stesso vivo male quando lo sento parlare ai telegiornali, a negare tutto, a commissionare false lectio magistralis che sono un’insulto all’intelligenza di una civiltà, per poi aprire l’acqua del rubinetto di casa, osservando i miei figli seduti a tavola. Allora, mi siedo, rifletto, e cerco la strada giusta.

Vorrei ricordare a tutte le persone che non hanno potuto partecipare alle diverse assemblee, riunioni, ascolti, azioni etc. che hanno visto presenti, sempre, alcuni di noi, che Nardone in Commissione Ambiente Territorio Montecchio ha avuto il coraggio-OLTRAGGIO di negare ogni evidenza, di affermare che la Miteni lavora per il bene della comunità poiché in futuro farà collirio per gli occhi dei babbei (dei babbei n.d.a.) e farmaci antitumorali per gli ammalati di tumore (queste ultime, parole sue, sono il massimo dell’OLTRAGGIO), lo stesso Nardone che sabato ha tacciato per malviventi e “squadristi” gli attivisti, i quali, avranno certo “pericolosamente” (=dissennatamente) rotto i limiti, ma di una fabbrica che è la causa di quel malvivere, soprattutto perché oltre a bere acqua contaminata ci sentiamo tutti continuamente presi in giro. Ogni giorno. Da una “squadra” bene architettata di industriali senza scrupoli, di giornalisti servi, di amministratori inconcludenti sulle pubbliche cose, una squadra di cui Nardone non è altro che una misera pedina, non certo la punta di diamante. Sottolineo ancora una volta, una misera pedina per le “pericolose” parole che gli escono continuamente dalla bocca. Nardone, sei tu qui il “pericolo pubblico” numero uno. Per 350.000 persone! Vuoi capirlo? Una massa incontrollabile quanto i PFAS sversati sulle falde.

Perciò, certi LIMITI, non si oltrepassano. Né da Nardone, né dagli attivisti.

Questo noi possiamo fare: RITORNARE DENTRO I LIMITI cacciando dalle loro sedi Nardone, Miteni, gli amministratori e le parti interessate di ogni genere e grado che non fanno il loro dovere nei confronti della convivenza civile.
Questa è la probabile strada giusta.
Giovedì la discuteremo e la tracceremo tutti INSIEME.
Uniti.

ap

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Intervento precedente da Nota di FB 13 marzo 2017:

MOMENTO E CONVOCAZIONE DECISIVE | si torna in piazza

 

convocazione

Cari amici tutti,

premessa: non sono un portavoce di qualcuno, ma un connettore di voci. Cerco di farle parlare e incontrare, dove altrimenti sembrerebbe impossibile. Per un obiettivo comune. Lavoro dietro le quinte e non rifiuto la prima linea, quando necessaria. Mi prendo perciò le mie responsabilità, anche nell’analisi/proposta che seguirà.

Ho letto in questi giorni le diverse prese di posizione nei confronti degli ultimi fatti e denunce. Sono sincero. Anch’io ho molte perplessità. Alcune dichiarazioni degli assessori della Regione sono ridicole. L’attacco mediatico di Greenpeace Italia ha dei punti deboli e può essere male interpretato. Le dispute tra gli attivisti, gruppi, comitati, sono più che legittime; dimostrano che ci sono strategie multiple – nel dramma generale – per arrivare a un obiettivo comune: avere l’acqua pulita ed eliminare la contaminazione, innanzi tutto alla fonte, nel punto di maggiore responsabilità. L’importante è perciò restare uniti, nonostante le divergenze e le dispute, le quali, purtroppo, possono anche degenerare, richiedere energie spese inutilmente, anche in infiniti post e commenti, a volte, offensivi, che possono creare sfiducia e disaffezione all’impegno. Anche di un solo militante di questa dura ma fondamentale battaglia.

Non dobbiamo perdere nessuno. Io non voglio perdere un Piergiorgio Boscagin, un Luciano Panato, un Vincenzo Cordiano, una Marina Lecis, un Davide Sandini, una Maria Chiara Rodeghiero o pezzi di ABC coordinato da Antonella Zarantonello o dei Cittadini Attivi PFAS di Montecchio o di altri paesi, varie singolarità che a volte si scontrano perché non riusciamo a capire la diversità e la complementarità dei livelli di pressione che ognuno ha fatto e sta facendo. Dagli attivisti più radicali di Vicenza-Padova-Verona, sul campo, agli stessi medici della Regione – Direzione della Sanità compresa, nei limiti che ha dimostrato. Per non dimenticare e anzi valorizzare i pochi e coraggiosi attori politici che hanno preso a cuore la questione, come Sonia Perenzoni, Cristina Guarda – Consigliere Regione Veneto e, ultimamente, il Sindaco di Lonigo, Luca Restello. O tanti altri che non posso qui citare. Ognuno sta facendo la propria lotta-denuncia-ricerca, a volte bene, a volte male. Come l’errore di comunicazione “locale” di Greenpeace. Tuttavia la situazione è complessa e sfugge a chi limita il proprio sguardo al nostro territorio. Le associazioni che lavorano a livello nazionale e internazionale possono avere dei punti deboli nel locale. Ma far confluire attenzione – per noi vitale – sul territorio in esame. Sarà nostro compito stoppare, se qualcosa non va. Esse sono state chiamate per unirsi con le nostre forze, non per guidarle. Infatti e nonostante, come da intervista nel TG3 nazionale dell’8 marzo – lanciato sempre da Greenpeace – un punto fermo per tutti quanti c’è. Lo dice la stessa giornalista che annuncia il servizio: contrastare la MITENI e i decisori politici che la coprono e la sostengono, senza intervenire. E da qui, il primo risultato si propagherà su tutto il sistema inquinamento delle acque.

E non solo, si spera. L’aria non è da meno.

Questo è il punto fermo. L’abbiamo sempre ribadito, tutti: la fonte principale dell’inquinamento è la MITENI e la MITENI va tolta da sopra la falda. Punto. Se ci sono i milioni di euro che l’anno scorso Mantoan annunciava e che Galletti ha fatto rimbalzare – balbettando – in questi giorni (80 milioni?), che una parte sia presa per ricollocare le dipendenze MITENI presso altre aziende (v. mia ipotesi qui https://goo.gl/vyEChe, ancora del 29 maggio 2016). Per il bene nostro, ma anche di chi ci lavora. Perciò: la MITENI sia chiusa. Subito. Prima possibile. Mettendo in atto un’architettura di tutela su più piani: bonifica, acquedotti, lavoratori, sanità.

Il secondo aspetto del punto fermo – meno immediato, più strategico, collegato indissolubilmente al primo aspetto – è che oltre alla fabbrica, grande, grandissima responsabilità è da addebitare ai decisori politici “che hanno permesso tutto ciò”. Vergognoso e inammissibile, se si pensa alla normativa SEVESO dopo i fatti RIMAR del 1977 e all’interrogazione di Luciano Ceretta del 1995. Attenzione: “che hanno permesso tutto ciò”… e che stanno permettendo tutto ciò. Per il passato al momento lasciamo che la magistratura faccia il suo corso. Potrebbe essere pure più breve del nostro, visto i carabinieri del NOE o l’ipotesi che sotto ai terreni della MITENI si nasconda la peste. Ma che rischia pure di essere troppo lungo e deleterio per la salute nostra e dei nostri figli. Per il presente. Noi, tutti, attivisti di questa campagna contro i pfas, contro l’inquinamento della terra, dobbiamo pensare ad oggi. Due sono gli attuali decisori che possono far chiudere la MITENI. La Regione Veneto (e la Provincia di conseguenza, con le sue competenze di concessione permessi), ponendo dei limiti che mettono in scacco la produzione della MITENI, costringendola a chiudere. Il Sindaco di Trissino, che con un’ordinanza comunale di “urgenza contingibile” ha il potere di far chiudere immediatamente la fabbrica. Prepariamoci perciò a una grande mobilitazione generale che abbia come focus la MITENI, arrivando forse da Montecchio, e sferri tuttavia la propria pressione sul Sindaco di Trissino, magari accompagnati da tutti i Sindaci degli altri comuni coinvolti. I sindaci coraggiosi e degni del loro ruolo, ovviamente. Non i sindaci codardi e vittime di questo sistema che ha portato il Veneto al suicidio. Il Veneto al suicidio.

Prepariamoci per il Comune di Trissino e la MITENI. Per poi un giorno arrivare alla Regione, consegnando le migliaia di firme che stanno raccogliendo Legambiente, Greenpeace, Acqua Bene Comune e tutti coloro che vogliono bloccare – anche con modalità loro proprie, su livelli diversi di azione e comprensione, locale, nazionale, internazionale – questo disastro ambientale dalle conseguenze sanitarie e socioeconomiche – ahinoi – incommensurabili. E facendo tutto ciò – bloccando, firmando, manifestando e altro di cui diremo – senza mai dimenticarci di tenere sotto osservazione e denunciare i medici e gli scienziati innocentisti come Franco Rebesan (dirigente ULSS Ovest Vicentino) o Angelo Moretti (tossicologo ILVA) e lo stesso Giornale di Vicenza, che veicolano “suggerimenti d’opinione” che sembrano commissionati direttamente dalla MITENI, come l’articolo comparso ieri nell’inserto Salute.

Presto convocheremo una riunione con TUTTE LE FORZE per studiare e organizzare TUTTI INSIEME questa grande mobilitazione, al di là anche di questa mia prima proposta e analisi. La data della riunione sarà comunicata nei prossimi giorni, dopo aver consultato telefonicamente le varie parti.

Grazie.
ap

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