HUANTSAN, L’INACCESSIBILE | Raggiunto Huantsan Norte (6113 m), Cumbre de los Campos (5650 m), Rurec (5700 m), Huamashpunta (5305 m)

Huantsan Expedition 2018 000BREVE REPORT SPEDIZIONE ESPLORATIVA INTERNAZIONALE HUANTSAN 2018

Nel cuore della Cordillera Blanca più impressionante e selvaggia, battuto da leggendari venti, circondato da spalti glaciali verticali e creste infinite, imprigionato tra i Nevado Rurec e San Juan, il Nevado Huantsan si conferma simbolo dell’inaccessibile, proprio in un’epoca dove tutto sembra accessibile alla forza e agli strumenti dell’uomo, alla sua potenza “domesticatrice” e alle semplificazioni “toponometriche” offerte dalla tecnologia digitale.

Lo Huantsan conferma il suo pericoloso e difficile accesso ancora di più di fronte alle ingenti precipitazioni nevose prestagionali: diversi incidenti nella Cordillera centrale nel mentre noi eravamo impegnati sulla nostra montagna (3 morti sull’Alpamayo e 2 sull’Artensoraju). Nonostante ciò abbiamo raggiunto lo Huantsan Norte (6113 m), la Cumbre de los Campos (toponimo proposto, 5650 m), il Nevado Rurec (5700 m), il Cerro Huamashpunta (5305 m, cresta integrale), esplorando e raccogliendo documentazione sulle valli laterali della Laguna Rajucolta, dove abbiamo posto il nostro Campo Base (4250 m).

Di seguito le prime foto dell’esplorazione – comprese alcune del nostro avvicinamento – in fase di elaborazione.

Ringrazio le tre cordate di punta – Cesar Rosales e Fredi Cruz (Perù), Asqui Ronald Choque ed Evo Quispe Poma (Bolivia), Federico Moro e Pietro Contalbrigo (Italia) – partite con grande sforzo unitario dal Campo 2 a 5550 metri per l’azione finale del 15 luglio con salita della Cresta Nord Ovest e discesa estrema notturna per la Cresta Nord, nonché gli alpinisti e i fotografi Enrico Ferri, Francesco Vascellari, Malu Espinoza, Edwin Juan Pascual e l’indiano Anindya Mukherjee per gli sforzi e il lavoro collettivo che ha reso possibile l’esplorazione delle montagne adiacenti allo Huantsan e delle sue creste Sud Ovest e Nord Ovest, con relativa installazione dei campi alti sui diversi versanti: alpinismo esplorativo di alto livello, con tutti i rischi e le fatiche che ci siamo presi.

In sintesi: metà degli obiettivi alpinistici raggiunti, metà in sospeso nel nostro nuovo “carico” di immaginario, che solo in parte condivideremo (è stata aperta la strada per chiudere le due creste fino alla cima principale); raggiunti invece, io credo, gli obiettivi di relazione tra alpinisti e cordate giunte da varie parti del mondo (tre continenti), con priorità all’importanza delle cordate del luogo, dopo aver ricostruito in questi anni minuziosamente la storia della montagna e le connessioni tra i protagonisti dell’esplorazione. Di ieri e di oggi.

Come avevamo scritto agli amici, un alpinismo di relazioni, non di prestazioni.
Per me è sufficiente.
Oltre che molto difficile e per niente scontato.

Alla prossima.

Alberto Peruffo
Club Alpino Italiano, Sez. di Montecchio Maggiore.

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Ringraziamo: Operazione Mato Grosso, Guide Don Bosco 6000 (Centro Andinismo Renato Casarotto) e Parrocchia di Marcarà, Luigi Valente, Club Alpino Italiano Sezione di Schio, Himalayan Club, Università di Tuscia e il Corso Scienze della Montagna, Montura, Alpstation Schio, Demon Occhiali, Effecomp e Rifugio Campogrosso.

GALLERIA FOTOGRAFICA A CURA DEL TEAM DELLA SPEDIZIONE

 

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