FELICE CASSON | verso la Prima Giornata contro i Crimini Ambientali | LE FABBRICHE DEI VELENI

Arriva presso la Sala Civica di Montecchio Maggiore, martedì 10 aprile, il grande magistrato veneziano Felice Casson, protagonista di alcune delle pagine più importanti del diritto nazionale in fatto di crimine ambientale. Ad accompagnarlo come relatori il medico del lavoro Edoardo Bai, il medico ematologo Vincenzo Cordiano, l’avvocato Edoardo Bortolotto. La serata, che prevede la presentazione del libro LE FABBRICHE DEI VELENI, è pensata come avvicinamento ai lavori per la prima Giornata Nazionale contro i Crimini Ambientali, che si terrà di fronte alla MITENI domenica 22 aprile.

All’inizio della serata una Conferenza Stampa del Movimento NO PFAS presenterà i dettagli, le partecipazioni, le disposizioni della Giornata stessa.

Alleghiamo manifesto e collegamento all’ARGO 00 di Alberto Peruffo sul parallelismo Miteni-Montedison che sarà oggetto della serata e che ha ispirato lo stesso manifesto. Seguendo il link si trovano anche le informazioni sul libro di Felice Casson, LE FABBRICHE DEI VELENI.

>> MITENI-MONTEDISON-SPETTATORI | ARGO 00

manifesto_casson_a3.jpg

Il post di Alberto Peruffo su FB in preparazione alla serata:

9 aprile 2018
Schermata 2018-04-10 alle 11.18.28CONFIDENTIAL & SECRET
Confidenziale o segreto. Con questi due termini si chiudevano «tutte le note concernenti tossicologia e la pericolosità del CVM» (p. 67), il cloruro di vinile monomero, prodotto dalla MONTEDISON di Porto Marghera e da altre fabbriche in giro per il mondo.

Nel Veneto dove viviamo abbiamo dimenticato tutto. Sepolto sotto la sabbia. Chi dei veneti si ricorda delle centinaia di morti per angiosarcoma, il terribile tumore al fegato che ha devastato la vita di centinaia di famiglie, di operai che lavoravano nei reparti CV6 e CV14-16, a nemmeno 100 chilometri da casa nostra? Chi tra noi ha mai sentito parlare di vongole alla diossina? Certo, la differenza tra PFAS e CVM dal punto di vista chimico e dei danni alla salute è molta. Pure i tempi di decantazione del male che provocano non sono gli stessi. E se da una parte abbiamo tumori al fegato, cirrosi o epatocarcinoma, dall’altra sappiamo che i PFAS provocano altri generi di tumore, ai reni e ai testicoli, disfunzioni metaboliche e malattie neotali, patologie che se anche sono diverse per incidenza di causa/effetto e per gentilezza nella devastazione, fanno paura solo a nominarle. Ma ci sono. Meglio allora tacere. O dire: «Non sapevamo nulla» (p. 36). E questo a tutti i livelli. Fin quando non ti arriva il certificato di contaminazione a casa tua. Le analisi del sangue.

Se trincerarsi dietro a questa ignoranza lava la coscienza di molti, soprattutto della cittadinanza passiva, risvegliata da un certificato, cosa dobbiamo dire delle multinazionali della chimica, degli organismi di controllo, dei medici e della scienza, dell’inerzia dello Stato, della Regione, dei sindacati, dei politici e di tutti coloro che dicono, falsamente, «non sapevamo nulla»?! Strana questa frase. L’abbiamo sentita riemergere anche nella questione PFAS. Pure in bocca alla MITENI. Curioso diventa allora la storia, il parallelismo, tra i dottori Viola e Maltoni, che negli anni 70 già avevano scoperto il pericolo del CVM e gli stop al medico Cordiano o le rivelazioni del Dott. Merler. Curioso, se non spaventoso, la storia delle fabbriche della Lousiana (USA) e di Porto Marghera, che inquinavano il fiume Calcasieu (che sfocia nel Golfo del Messico) e la Laguna di Venezia, curiose se messe vicine alle storie della DuPont (sempre USA, e getta) e la MITENI, che hanno inquinato, non molto tempo dopo, il fiume Ohio e la falda di mezzo Veneto. Che strano. Tutti rispondono: «Non sapevamo nulla».

E pensare che gli studi sulla pericolosità del CVM risalgono al russo Dott. Tribuk, 1949, e molti altri studi conseguenti, pure americani, interni alle fabbriche, fino alla scandalo Goodrich del 1974, successivo alle prime sperimentazioni sulla cancerogenicità sugli animali da parte del Dott. Viola, 1966/67! Come, allo stesso modo, la DuPont e la 3M commissionano studi segreti nel 1961/62/70 sui PFAS, scoprendone la cancerogenecità, sempre sugli animali, confermati nel 1990/93. Ma la DuPont mette tutto a tacere, anche quando tra il 1976 e il 1981 scoprono difetti di nascita nei ratti, fa le prime verifiche nelle dipendenti in stato di gravidanza, e consiglia a tutti i lavoratori di non portare a casa i vestiti a lavare. Tutto qua.

Invece no. La chiave di quel «Non sapevamo nulla» si potrebbe tradurre in due parole d’ordine: «Temporeggiamo e guadagniamo». Ossia, «confidenziale e/o segreto» da mettere in calce a tutti gli studi scientifici. In altre parole, in modo analitico e senza ipocrisie, le stesse persone vorrebbero dirti, ma non possono perché sono marce dentro, il cancro che spargono l’hanno già introiettato nelle loro coscienze, coscienze poi magari soggette a perdono o a indulgenza, sempre per via monetaria, ecco, quelle stesse persone – magari le stesse che trovate ai vertici delle Acque e delle Aziende Sanitarie durante le conferenze controllate di questi giorni – vorrebbero dirti: «sappiamo tutto, ma prendiamo tempo, altrimenti interrompiamo il flusso della valanga di guadagno che queste produzioni promettono. Ci penseremo dopo. Della vita degli operai? Affari loro. Che muoiano!» – (frase presa in prestito dagli ecomafiosi della Toscana, detta ai “figli”, sempre degli operai, della povera gente) – E incalzano: «Manteniamo per il momento tutto segreto e quando sarà il momento diamo fuori le notizie con un cronoprogramma ben meditato per poter manovrare istituzioni, magistratura, leggi, per arrivare alla prescrizione». Lo stanno facendo.

Eccoci. Benvenuti nel 2018. Aprile 2018. 10 aprile 2018. Ore 20 e 30. Se volete dare fine a questo modus operandi fatto di omertà, silenzio, connivenza, comodità – le quali tuttavia non garantiscono il “liberaci dal male” nei nostri giardini, alimenti, figli, noi stessi – venite ad ascoltare Felice Casson. E stampate per sempre nel vostro personale lessico familiare questo semplice sostantivo coronato da un aggettivo che a tutti appartiene, anche se non si vuole: «crimine ambientale». Che è un crimine contro l’umanità.

Così, senza aggiungere altro, io credo sia giunta l’ora di alzarsi in piedi e di uscire di casa.
Di presidiare le Sale Civiche.
Non solo i bar e le osterie.

Vi aspettiamo.

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